Solo, in mezzo al campo, della terra ti godi e del cielo il doppio manto. La tua fierezza anch’io ti invidio: che del mio andare tanto è più saggio il tuo restare.
Chissà se la luce troverò o il precipizio, mi chiedevo, oppure il niente, ché apparenza è tutto, anche questi alberi così soccorrevoli, nell'aspetto, al mio cammino. Poi mi lanciai.
Come un falcone l’erto selciato involi, dove vai? Un padrone ti aspetta o la tua amante? O la nebbia fuggendo e la città, alla stazione precipitando vai, tu nato dove il sole sempre regna?